
Amaro Montenegro Signature Cocktail
Solo in purezza o anche miscelato? Scopri come Amaro Montenegro può rivelarsi un alleato interessante anche in miscelazione.
Indice
L’amaro bolognese
Per chi è bolognese di nascita come me, Amaro Montenegro rappresenta molto di più che l’etichetta di un amaro. Fra i muri di colore rosso che caratterizzano gli edifici più antichi del centro storico cittadino (da cui deriva anche l’appellativo di “Bologna la Rossa”), più di una generazione di abitanti ha avuto la possibilità di fare le prime esperienze di bevande alcoliche con l’iconico Amaro Montenegro: vuoi che da bambini il nonno ci lasciasse qualche piccola goccia di amaro sul fondo del suo bicchiere bevuto a fine pasto nelle lunghe sessioni domenicali di pranzi famigliari; vuoi che venisse ordinato al tavolo da compagnie di numerosi adolescenti alle prese con le prime pizzate di classe delle scuole superiori; oppure che venisse timidamente aggiunto per correggere il caffè negli anni dell’università al fine di mostrare una durezza d’animo ben lontana dal rivelarsi autentica, Amaro Montenegro ha accompagnato (ed accompagna tutt’ora) molti bolognesi e tantissimi italiani nel corso delle loro vite.
Montenegro Signature cocktail
Ma Amaro Montenegro non si presta al solo consumo in purezza: da qualche anno, a partire dall’interessamento da parte dei bartender statunitensi per i prodotti della tradizione liquoristica italiana, anche l’amaro ideato nel 1885 da Stanislao Cobianchi ha scoperto la propria vocazione per l’impiego in miscelazione, con risultati che sul mercato nazionale sono già diventati dei punti di riferimento. In questo articolo ti voglio parlare dei 4 Signature Cocktail dell’azienda di Zola Predosa che è sempre più facile sentire ordinare al bancone dei bar di tutta Italia. Ho deciso di partire con il drink dal nome più azzeccato: il Montenegroni.
Sarai di sicuro d’accordo con me nel ritenere una azzeccatissima mossa da parte dell’ufficio di marketing dell’Azienda quella di essere riusciti a legare l’Amaro Montenegro con il cocktail più apprezzato ed ordinato degli ultimi anni: il Negroni. Nel caso specifico in questione, non solo il nome, ma anche la struttura del Negroni si presta ad essere rivisitata integrando al suo interno l’Amaro Montengro. Fuori il Bitter rosso, dentro l’Amaro bolognese, con un ribilanciamento che vede quest’ultimo occupare la metà della ricetta finale (60 ml), lasciando la restante parte ad essere ugualmente suddivisa fra London Dry gin e vermouth, con l’aggiunta di due dash di aromatic bitters per rinvigorire la nota amaricante del drink. Quello che ne risulta è un Twist on Classic più leggero dell’originale dal punto di vista del volume alcolico, mitigato nel sapore dalla componente zuccherina e dal bouquet botanico dell’Amaro Montenegro, entrambi più gentili dei classici bitter da miscelazione. Insomma, il Montenegroni con i suoi sentori botanici, abboccati e speziati rappresenta una variante più delicata e accessibile di un drink (il Negroni) che, per quanto di elevata caratura, ha una schiera di “fedelissimi” da una parte ed una di detrattori dall’altra.
Il secondo signature cocktail che ti sottopongo è il Monte Mule. Come avrai già capito, la struttura di partenza è quella del Moscow Mule, uno dei drink più in voga nei primi anni della Cocktail Renaissance italiana, quando la Ginger beer era ancora considerata una soda poco conosciuta e a tratti misteriosa e il cetriolo in decorazione aveva ancora un riuscitissimo “effetto wow” sulla clientela dell’epoca. Nel corso degli anni sono tantissime le varianti di Mule che sono state elaborate, dal London Mule a base gin al Kentucky Mule a base bourbon whiskey, fino alla riscoperta di ricette più antiche o persino contemporanee a quella del Moscow Mule, come nel caso del Mamie Taylor e di El Diablo di Trader Vic. Il Monte Mule ha una ricetta che considero vincente: facile da fare, facile da bere. Nel suo connubio con la Ginger beer, l’Amaro bolognese risulta valorizzato dalla sensazione di pungenza dello zenzero, che ne esalta le note speziate e allo stesso tempo dona alla bevuta una freschezza ed una frizzantezza che ne semplifica il consumo. Dolce-acido, leggero, vivace e speziato: quattro elementi perfetti per i trend più comuni dell’ultimo periodo.
I Sour sono una delle famiglie più antiche della storia della miscelazione. Ma nonostante la loro longevità, questa famiglia di bevande miscelate è stabilmente nella Top Ten dei drink più ordinati del pianeta, soprattutto se consideriamo la figura del Whiskey Sour. Quest’ultimo è un’autentica “tela” su cui numerosi bartender hanno investito tempo e creatività per l’elaborazione dei loro Twist on Classic. E se ti dicessi che puoi servire un Whiskey Sour con un contenuto di alcol più basso e con una inflessione speziata, lo proporresti alla tua clientela? È quello che deve aver pensato il Gruppo Montenegro S.r.l. quando ha elaborato la propria ricetta del Monte Sour. Pensa alla bevuta tipica di un Sour, ma con una gradazione finale inferiore ai 10% ABV ed una girandola di sapori donata dalle 40 botaniche che compongono il profilo aromatico dell’Amaro Montenegro, fra cui spezie, fiori, rizomi, cortecce, scorze di agrumi e frutta essiccata che sono alla base del suo gusto inconfondibile.
Per concludere, non resta che parlare dell’ultimo signature cocktail. Se ti chiedessi qual è il Long drink più venduto degli ultimi anni, cosa mi risponderesti? Senza nemmeno aspettare la tua risposta, sono sicuro che il Gin Tonic è il primo cocktail a cui hai pensato. L’abbinamento con l’acqua tonica, complici numerosi trend di mercato, ha esercitato nei confronti di qualsiasi prodotto un richiamo molto forte per tantissimi fabbricanti di spiriti, ma quello che dobbiamo considerare è che non tutte le basi alcoliche si prestano alla perfetta integrazione con la soda aromatizzata al chinino. Il Monte Tonic, invece, rappresenta la prova concreta di come un amaro ed una acqua tonica riescano a creare un’armonia gustativa davvero sorprendente. Le delicate amarezze dei due ingredienti si fondono alla perfezione in una bevuta già piacevolmente bilanciata dalle rispettive componenti zuccherine, mai stucchevole, aromatica per mezzo di un riuscito gioco di rimandi gustativi e di contrapposizioni inaspettate e di una struttura low-alcol che permette una bevuta davvero disimpegnata.
Insomma, spero con questo articolo di averti mostrato quanto un amaro della tradizione italiana possa essere impiegato in miscelazione e quanto possa contribuire alla riuscita di un drink ben realizzato. Amaro Montenegro ha fra le sue componenti una nutrita schiera di materie prime che possono collegarsi ad una grande varietà di ingredienti alcolici o analcolici, alcuni che sono già stati miscelati, altri che sono ancora da provare. Non limitarti però a quello che puoi trovare facilmente sottomano: solo nel tempo di elaborazione di questo articolo mi sono venuti alla mente alcuni accostamenti che potrebbero risultare davvero riusciti, come per esempio con il passion fruit per richiamare le sue note fruttate, con il mezcal per valorizzare i suoi sentori legnosi o con la grappa per bilanciarne le caratteristiche più spigolose. Ecco perché ti invito ad impiegarlo nella preparazione dei tuoi cocktail, siano essi i 4 Signature cocktail di cui ti ho parlato nell’articolo o drink di tua ideazione. Vedrai che scoprirai di aver trovato un valido aiutante nella tua bottigliera.