
Painkiller
All’epoca della creazione del drink, ordinare un Pain Killer significava arrivare al bancone del bar grondanti acqua di mare e coi soldi totalmente inzuppati. Perché? Te lo racconto nella scheda.
- Scheda
- Storia
- Note
Ricetta
Sapore
Gusto
Sensazione
Aroma
Consistenza
Numeri
Calorie
Ten. alcolico
Preparazione
Versa tutti gli ingredienti in un Boston, shakera e filtra nel bicchiere di servizio ben freddo e colmo di ghiaccio. Infine, spolvera con noce moscata e una stecca di cannella.
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Indice
Le origini
Come nel caso del rum Gosling per il Dark’n Stormy, il Painkiller è diventato un marchio registrato di un’altra etichetta di distillato di canna da zucchero, la Pusser’s, e già questo dettaglio dovrebbe farti capire in che territorio ci stiamo addentrando. Il drink fu ideato nel 1971 da George e Marie Myrick del Soggy Dollar Bar delle Isoli Vergini Britanniche, sull’isolotto di Jost Van Dyke, così chiamato in onore del corsaro olandese che per prima ne colonizzò le spiagge. Il drink inizialmente, secondo la testimonianza del nuovo proprietario del Soggy Dollar Bar, Jerry O’ Connell, era realizzato con un mix di differenti rum. Solo a partire dal 1990 la proprietà intellettuale del drink è passata nelle mani della Pusser’s, l’azienda che dal 1655 al 1970 rifornì la Marina Britannica dei rum che questa somministrava ai propri marinai, e che ancora oggi produce il proprio Navy Rum utilizzando all’interno del blend che lo compone un distillato di canna ottenuto dal Double Wooden Pot Still di Port Mourant, in Guyana.
Per un pugno di dollari bagnati
Il nome del luogo di ideazione del Pain Killer (entrambi i modi per riferirsi al cocktail, scritto unito o diviso, risultano corretti), il Soggy Dollar Bar, deriverebbe dal fatto che ai tempi della sua creazione nessuna strada o banchina permetteva alla struttura di essere raggiunta dai clienti, che anzi dovevano arrivare con la propria nave il più vicino possibile alla spiaggia, gettarsi in mare e da qui nuotare fino alla battigia. Così facendo, i dollari cartacei che avevano nelle loro tasche spesso si inumidivano dell’acqua salmastra e, una volta riscossi dai proprietari del bar, venivano appesi ancora gocciolanti e fermati con delle mollette nel retrobancone su un filo dedicato alla stesura del bucato.
La struttura
C’è poco da spiegare sul perché il Painkiller sia un ottimo drink: pensate ad una Piña Colada miscelata con un rum blended scuro e corposo, con note di frutta matura e legno, unito all’estratto di ananas e alla crema di cocco, bilanciata con l’acidità delicata che può conferire la spremuta di arancia e aromatizzata con una spolverata di noce moscata e cannella…sei già alle Virgin Island o ti serve un secondo sorso?
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Quale cocco?
Usate la crema di cocco, non l’acqua di cocco.
Oltre al Pusser’s
Nel qual caso tu non abbia a portata di mano il Pusser’s Navy rum, utilizza un rum giamaicano scuro.
Decorazione
Per non scadere nell’ovvietà, ho preferito grattugiare la cannella piuttosto che servirne una piccola stecca all’interno del bicchiere. Così facendo, ho anche reso meno scomoda la bevuta al cliente, amplificando allo stesso tempo la nota aromatica donata dalla spezia.