Green Swizzle
Prima che Constante elaborasse i suoi Daiquiri, i Caraibi erano territorio esclusivo degli Swizzle. A cavallo del XX Secolo il Green Swizzle era la bevanda miscelata per antonomasia della regione.
- Scheda
- Storia
- Note
Sapore
Gusto
Sensazione
Aroma
Consistenza
Numeri
Calorie
Ten. alcolico
Preparazione
Versa tutti gli ingredienti all’interno di un Highball glass freddo, aggiungi il ghiaccio tritato e, con un movimento dal basso verso l’alto, miscela con lo Swizzle stick sfregandone il manico con senso rotatorio alternato fra i palmi delle mani, fino al giusto grado di diluizione e raffreddamento. Ricolma con nuovo ghiaccio tritato, se necessario. Infine, decora con un ciuffo di menta.
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Indice
Gli Swizzle
Provare a tracciare una cronologia della famiglia degli Swizzle è un compito difficile ma ricco di sorprese. Definita in maniera originale più dallo strumento che viene utilizzato nella sua realizzazione (lo swizzle stick, o bois lelé, ricavato da un ramo della pianta tropicale Quararibea turbinata) che per gli ingredienti che ne compongono la struttura, la prima menzione che abbiamo del bastoncino per miscelare questa tipologia di bevande è riferita alle Indie Occidentali (i Caraibi) del XVII secolo: all’epoca veniva preparato un miscuglio chiamato “Switchel” a base di acqua e melassa, a volte impreziosito da spezie (fra cui lo zenzero) e aceto, con cui rinfrescare gli schiavi adibiti alle coltivazioni della canna da zucchero.
Il ghiaccio dei Caraibi
Con l’arrivo dell’Ottocento e del ghiaccio nelle Antille, reperibile nelle “ice houses” (luoghi adibiti alla sua vendita, ma anche alla somministrazione di bevande miscelate fredde), compaiono le prime citazioni sulla stampa di questa famiglia servita “frothed”, ovvero accompagnata da una piacevole schiumetta in superficie. Da quella data in poi, gli Swizzle si moltiplicano su tutto il territorio caraibico, rivestendosi di identificative versioni peculiari per ogni isola dell’arcipelago: motivo per cui nel tracciare una cronologia del cocktail verremo a contatto con differenti fonti che ne attribuiscono la paternità a Trinidad, alle Barbados, alle Bermuda o alla Guyana e con una struttura generalmente composta da distillato (rum, genever o whiskey), aromatic bitters e ghiaccio.
Il succo di lime
Sembra che si debba alla Ice House di Bridgerton (Barbados) l’introduzione del succo di lime all’interno della miscela: una connotazione che a partire dal 1894 ha polarizzato l’intera famiglia degli Swizzle fino ai giorni nostri.
Come riporta David Wondrich sul proprio Imbibe! del 2007, il Green Swizzle è stato il drink per antonomasia dei Caraibi dalla fine degli anni ’80 dell’Ottocento fino al 1930, quando venne definitivamente detronizzato dal Daiquiri #2 di Constante Ribailagua.
La struttura
A caratterizzare il Green Swizzle è l’uso del Falernum (o Carypton) e del “wormwood bitters”, una tintura alcolica di artemisia macerata nel rum o nel gin che conferiva al drink finito il colore verde che viene riportato nel nome. In alcune ricette l’effetto cromatico era reso per merito dell’assenzio (prima della sua definitiva messa in fuorilegge a partire dal 1912) o della crema di menta verde. Fresco, speziato, erbaceo e molto aromatico, uno Swizzle può sempre fare al caso di chiunque sotto il sole caraibico.
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In sostituzione
Se non possiedi uno Swizzle Stick puoi realizzare il drink con un barspoon allo stesso modo di un qualsiasi altro cocktail costruito con tecnica build su ghiaccio tritato.
Qualche altro trucchetto
Alcune fonti riportano l’utilizzo di qualche goccia di bitters aromatico a sostituire o ad accompagnare l’assenzio.
Se ritieni il drink troppo acido, non è un errore aggiustarlo con una quantità a tua discrezione di sciroppo di zucchero.
In alcune ricette, ho visto tagliare il rum con una piccola quantità di rum giamaicano overproof a 63% abv: questa strada donerà al drink una struttura molto più aromatica.